Una catastrofe ecologica

Testimonianze di una antica catastrofe ecologica: la scarpata delle Pale di San Lucano (in alto a destra) su cui sono “appoggiati” i materiali vulcanici che formano la lunga dorsale dal Sas Negher fino a cima Pape.

Triassico, periodo Ladinico oltre 230 milioni di anni fa. L’area dolomitica è occupata da un vasto mare aperto che da molto tempo si approfondisce a causa di un lento e generale ribassamento del fondale. E’ un mare limpido e fecondo in cui crescono antiche forme viventi, alghe soprattutto, capaci di catturare l’anidride carbonica e usarla per produrre del solido carbonato di calcio. Sfruttando questo processo metabolico gli ancestrali organismi formano già da centinaia di migliaia di anni imponenti strutture biocostruite, che consentono loro di compensare il progressivo innalzarsi del livello marino e rimanere così attivi nella zona dove filtra la luce, di cui hanno bisogno.
Acque molto pulite, ossigenate e calde. Gli antichi esseri prosperano a tal punto da riuscire a controbilanciare la subsidenza e accrescere le piattaforme su cui si trovano non solo verso l’alto, ma anche lateralmente: verso il largo, verso i bacini profondi, che separano fra loro un fantastico e vitale sistema di isole tropicali.
Poi il disastro.
Il fatto accade repentinamente (geologicamente, beninteso): la crosta si spacca lungo numerose faglie, si generano grandi fenomeni vulcanici con la risalita di una imponente quantità di magma, si liberano i gas e la lava incandescente a contatto con l’acqua si raffredda rapidamente formando masse globose, oppure esplode violentemente, polverizzandosi in fini sabbie vulcaniche.
L’ecosistema ne è sconvolto, alcune piattaforme sono letteralmente coperte dalla lava, altre sono annegate dai detriti, ovunque l’attività di costruzione si arresta: il lungo equilibrio si è rotto, i fragili biocostruttori muoiono in massa.
Ma non finisce qui. Non è l’inizio, e neanche la fine. Quello che poteva apparire irreparabile e definitivo, è al contrario una parte, solo un capitolo della affascinante e lunghissima storia delle dolomiti.
Fino alla “recente”, spettacolare rinascita orogenetica dell’arcipelago, che ci permette di “camminare” attraversando la genesi di questo paesaggio di fuoco e di acqua. Quelle lave vulcaniche sono ora terreni ricchi ricoperti ancora di verde, le cellule delle foglie sono scosse dal vento e la fotosintesi è attiva nella limpida luce serale.
Infine, a ben guardare, sul prato si vede un piccolo puntino vestito di rosso, quello sono io.

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