Comunicare un altra montagna

L’ Università degli Studi di Padova ha emesso le credenziali per il corso di aggiornamento professionale che ho seguito; all’iscrizione mi era stata richiesta una lettera motivazionale, ora che ho completato il percorso è interessante rileggere quelle mie parole: le attese sono state ampiamente soddisfatte:

” La comunicazione della storia naturale e dell’abitare umano del territorio in cui vivo, dalle vallate fino alla alture, nasce da una appartenenza che nel tempo si è arricchita di conoscenze divenendo così più consapevole dell’unicità, della specificità e anche della fragilità di questo paesaggio.
L’ambiente montano non è per me esclusivamente un ambito professionale; sarebbe sbagliato non esprimere (anche in questo contesto) il senso di profonda gratitudine e riconoscenza che nutro nei confronti della terra in cui sono nato e vivo; nondimeno credo che l’osservazione “ravvicinata” di un territorio possa realmente intensificare anche una visione generale, globale. Nella mia esperienza la montagna non è mai un perimetro limitato, piuttosto invece una apertura che sempre concede la possibilità di imbattersi nel nesso tra provinciale (locale nel senso più nobile del termine) e universale.
Per questo quando ho letto nei contenuti formativi e nel programma espressioni come “frequentazione massificata e superficiale” “riduzione della montagna alla dimensione estetico-panoramica, alla performance sportiva o alla frequentazione turistica” alternativi e contrapposti a termini come “temi globali della sostenibilità, perdita di biodiversità, rigenerazione e cambiamento climatico”, ho deciso di chiedere di poter essere fra i partecipanti.”

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