"[...] in montagna diventava felice, di una felicità silenziosa e contagiosa, come una luce che si accenda. Suscitava in me una comunione nuova con la terra e il cielo, in cui confluivano il mio bisogno di libertà, la pienezza delle forze, e la fame di capire le cose che mi avevano spinto alla chimica. Uscivamo all’aurora, strofinandoci gli occhi, dalla portina del bivacco Martinotti, ed ecco tutto intorno, appena toccate dal sole, le montagne candide e brune, nuove come create nella notte appena svanita, e insieme innumerabilmente antiche. Erano un’isola, un altrove."
"Ferro" da Il Sistema periodico - Primo Levi
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Il disgelo in Lagorai

I cristalli si appressano e si trasformano, i frammenti si accavallano e sinterizzano, l’aria viene allontanata, gli spazi si colmano. La massa della neve si sgonfia appoggiandosi a sé stessa e grava sulla roccia come se fosse intenta a sopportare lo sforzo per trattenere ancora un poco l’acqua dentro il suo ventre freddo.
Così facendo il manto si appesantisce e si comprime. Ora basta ancora poco e ritorna il prodigio del disgelo in quota.
Quasi d’un fiato il liquido rompe l’immobilità, fugge via e si rivela. L’acqua scorre e ritrova le sue vie, si riversa nelle vallecole, si spande quieta negli stagni, corre veloce negli impluvi e suona, fa sentire la sua voce in mille e mille cascatelle, si attarda ancora un poco nel terreno, schiuma fra le erbe scure e le foglie morte dell’anno passato, gonfia i suoli e penetra in profondità, ribagna le radici della prateria alpina, stilla e sgorga da ogni balza e poi finalmente precipita veloce, giù verso la foresta.
Ricominciare.



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