Diario di Stefano Roi – una pagina senza data.
La montagna di Selc è un grande spallone coperto di boschi, si trova nella parte più settentrionale di un colossale gruppo montuoso che si sviluppa soprattutto in senso meridiano. Una vecchia strada risale il pendio del monte, l’ho scelta e l’ho percorsa per un lungo tratto fin dove si interrompe; sapevo che oltre si prosegue solo per sentieri. Salendo ancora di quota in direzione sud, la vegetazione cambia: gli alberi cedono il passo a cespugli bassi e contorti e poi alla prateria alpina. Vicino al limite della copertura vegetale le piante alpine si adattano a vivere nelle crepe profonde fra le rocce, al riparo degli affioramenti rocciosi, che da qui in avanti sono sempre più estesi e frequenti.
La via aggira da est le pendici del monte Rellep, superata una balza dove affiorano calcari grigi e marne rossastre, quasi d’improvviso ho saputo di essere arrivato dove desideravo: alle soglie di un’enorme, improbabile superficie pianeggiante. Il grande “Piano dell’Anan” si estendeva li avanti vastissimo, aperto, tutto verde e grigio.
Il “Piano di Anan” é un enorme altopiano pavimentato da chiare rocce calcaree e screziato dai colori delle foglie di centinaia di tenaci specie vegetali. Visto da fuori il fondo del vallone sembra quasi piatto e si rastrema salendo lentamente di quota in direzione sud. Assomiglia così allo scafo di una colossale nave, sospesa fra due profonde vallate.
A ben guardare si intuisce anche la giacitura degli strati di calcare: immergono debolmente inclinati verso ovest, cosicché sul lato occidentale dell’esteso catino roccioso, le bancate di roccia chiara sembrano letteralmente infilarsi al di sotto di altri pacchi di rocce dal colore rossiccio, più recenti. L’altopiano è interamente circondato da robuste creste ventose, verso l’alto gli spartiacque sono arrotondati e consumati dall’erosione, ma verso l’interno formano pareti verticali che precipitano in salti alti fino a centinaia di metri. Questi spalti naturali arginano l’intero pianoro, sembrano quasi volerlo difenderlo da ogni direzione, come fossero antichi bastioni posti a protezione di un luogo segreto.
Ho sentito il desiderio di trarre un profondo respiro, lo spazio aperto mi invogliava a muovere i passi. “Bene. Entra dunque, sei qui per questo”, mi sono detto. Procedere, fare ingresso, sembra di varcare la soglia di un immenso sagrato. Fa trasalire il pensiero che i piedi poggiano su quello che un tempo fu il fondale di un profondo golfo oceanico, un ampia insenatura costiera parte di un remoto oceano, enorme, aperto verso est.
Istintivamente viene voglia di abbassare la voce, come si fa in certi momenti solenni. Ed eccole, inaspettate, riaffiorano alla mente le mie parole: “Papà, vieni qui a vedere. Non vedi niente da quell’altra parte? C’è una cosa che spunta ogni tanto.”
Oggi sono solo. Eppure è sempre con me, non mi abbandona, come la prima volta quando ero ancora un ragazzo, incuriosito ficcavo lo sguardo verso l’orizzonte, cercavo di vedere: “quella cosa mantiene sempre la distanza e sebbene io anche ora non ne comprenda del tutto la natura, ha qualcosa di indefinibile, che mi attrae intensamente.“
Nel corso di milioni (!) di anni le acque profonde e calde della Tetide accolsero le spoglie di innumerevoli microscopici organismi marini; nel tempo la pressione e la compattazione hanno litificato quei resti, cementandoli a formare la dura pietra calcarea di questo colossale edificio roccioso. L’orogenesi ha riesumato quel fondale: la formazione delle Alpi è una spettacolare rinascita. Il vecchio oceanico è stato sollevato di alcune migliaia di metri, ed ora è esposto all’azione di “altre” acque. Sono gli stessi fluidi che componevano il liquido marino durante l’era secondaria, ma adesso sono cambiati: non più acque salate e calde ma al contrario dolci e fredde; periodicamente tanto fredde da prendere la forma di solido ghiaccio. Con inesorabile ostinazione l’acqua scivola e graffia, oppure fonde, scorre e scioglie, consuma la pietra. Sono questi lenti e imprevedibili capovolgimenti a permettere l’avvento della vita, a consentire il suo divenire, a spingerla ad assumere altre forme. Come quelle degli organismi che adesso abitano il Piano di Anan.
Altre forme della vita. Sembra, misteriosamente, che anche loro abbiano ricevuto soltanto l’incarico di consegnarti questo. E’ possibile che sia solo una suggestione? Uno solo incarico, ma da chi?