21.08.23. Una giornata di temperature al di sopra della media, nella calura anomala del primo pomeriggio con il materiale fotografico nello zaino entravo finalmente nell’ombra prodotta da due strette pareti di roccia, ero lì con l’intento di riprendere certe immagini per un progetto che mi sta portando in luoghi non lontani da dove vivo, ma del tutto inaspettati.
Da Cassone sul Lago di Garda un sentiero fra gli olivi sale diritto secondo la massima pendenza verso le cime del monte Baldo; sopra le punte delle piante ancora per un poco si riesce a intravvedere Cima Valdritta oltre 2100 m più in alto.
“E’ lì che siamo stati in primavera” pensavo.
Con Alessio Bertolli vicedirettore della Fondazione Museo Civico di Rovereto, abbiamo salito la cima da Est per documentare alcune fioriture e endemismi in quegli ambienti d’alta quota.
Visto dall’alto il lato occidentale della catena del Baldo si rivela come il fianco di una gigantesca piega con l’asse orientato in senso meridiano, al nucleo della sinclinale i ghiacci del pleistocene scavarono un’enorme depressione che ospita il lago di Garda. Da questo lato il fianco della catena è scosceso, e in molte zone persino inaccessibile: costituito da strati di rocce calcaree disposti in scabre superfici strutturali, lisciate o dirupate, fortemente inclinate verso ovest, verso l’acqua. Sulla cresta dei monti i ghiacciai minori hanno formato degli anfiteatri e profonde vallecole, alcune di queste sono accessibili solo dall’alto perché più in basso gli impluvi sono stati troncati dall’erosione del ghiacciaio principale: il grande ghiacciaio atesino che scendeva da nord , perpendicolarmente. Un salto in roccia isola questi anfiteatri naturali rimasti sospesi al di sopra della valle principale.
L’erosione ha modificato anche il fianco del Baldo diversificando la forma del rilievo monoclinale, le faglie sono marcate ed esposte, gli strati troncati, la roccia è consumata lungo certe linee di debolezza; ci sono gradoni di pietra bianca che isolano verdi pale su cui cresce una vegetazione fitta e tenace, che cambia secondo la quota in un incredibile avvicendamento di associazioni vegetali: dalle mughete dalle cime fino alle leccete e agli antichi olivi che si specchiano sulla superficie del lago.

Lungo tutta la dorsale i corsi d’acqua alimentati dall’alto degli impluvi glaciali hanno scavato delle forre profonde con andamento cataclinale, scendendo diritte verso il basso queste linee di deflusso si approfondiscono in gole con pareti alte decine (o perfino centinaia) di metri, in occasione dei temporali vi scorrono torrenti veloci e impetuosi; nelle calde giornate estive sono luoghi freschi e silenziosi, perfino in tardo agosto si trovano ancora delle piscine naturali con un po’ di acqua.

